
18 dicembre presso la libreria Il Mare
Intervento alla Libreria del mare, estrapolato da appunti della terza liceo, anni 70.
Nel libro la Noia di Alberto Moravia, scritto nel 1956, lo scrittore è ormai cosciente del suo esistenzialimo. Moravia stravede per Dostoevskij, Sartre soprattutto, e poi in seguito Camus. L’isola di Ponza è menzionata con: LAGGIÙ C’È L’ISOLA DI PONZA, il termine laggiù è un termine omerico che non ha luogo geografico, ma pone il soggetto sul confine, sopra un infinito indefinibile, irraggiungibile, luogo lontano e inaccessibile.
Questo luogo con il laggiù evoca nel lettore un senso di lontananza e desiderio di una fuga, un cambiamento, una evasione da una realtà di frustrazioni e lontananza da ogni essenza di una esistenza vera. Una realtà quella che si vive, borghese destinata inesorabilmente al fallimento, all’abisso. L’uomo in questa realtà viene annientato.
L’isola di Ponza, laggiù, è a mio parere, un luogo Utopico, dove vivere potrebbe avere un significato diverso, più vero e autentico, un avvicinamento all’Io primitivo.
Moravia nella Noia, l’isola di Ponza diventa una sorta di metafora, un luogo lontano dalla realtà opprimente del consumismo, e da una civiltà ipercapitalista, uno scenario che offre una possibilità di un cambiamento esistenziale. Sarà la Noia la condizione esistenziale che può portare a nuove scelte di vita con significati diversi e una vita con spazi maggiori di ricerca. Ponza nella Noia diventa simbolo, non più luogo solamente geografico, ma luogo lontano e desiderato via di uscita da una profonda voragine esistenziale. Moravia inoltre scrive che PONZA È BELLA E SERENA e che qui si può trovare un amore vero. È presente in questo concetto l’idea della cultura greca. Ci vuole un luogo in assenza di una qualsiasi guerra, affinché un amore possa nascere e avverarsi.
In seguito sarà Camus col suo esistenzialismo pagano a far si che al lettore della Noia, darà la possibilità della coscienza del suo destino. Ponza è LAGGIÙ sull’infinito mare che ci attende col nostro destino, e starà all’uomo far si della vita dell’isola, la sua stessa esistenza. Moravia ci offre una barca di salvezza.
Con Moravia prendo coscienza che ho la possibilità di vivere sopra l’infinito, lontano, libero in attesa di ogni meraviglia, di gioie ma anche mancanze, dolori. LAGGIÙ in alto mare può arrivare di tutto, può accadere di tutto.