Le mie pubblicazioni

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Presentazione a Roma

18 dicembre presso la libreria Il Mare

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Poesie dagli echi molto russi…

Laura Salmon, slavista.
Prof. Lingua e Letteratura russa
Università di Genova

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Mercoledi 10 settembre – Ponza

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Il mentore e l’allievo

Improvviso
volsi gli occhi all’uomo del grande senno
colui che conosce la legge dello spirito
le ragioni di Apollo

il traghettatore
l’età dell’innocenza
alla terra dei saggi

allora da subito ricordai di lui l’alto discorrere
l’umana saggezza
e le profezie

la tonda luna sfavillava
sulla città del vate Virgilio
il consigliere e il protettore
e mi assalì la dolce memoria

il vecchio raccolse allora le mani consolatrici al volto mio
e come al pelide Achille
un subito pianto purificatore
irrefrenabile
scese dagli occhi

il petto tremante sussultò

molto tempo era passato
da quando al fanciullo
l’anziano severo
la conoscenza impartiva

e allora cresceva lo spirito irrequieto
l’istinto dionisiaco
l’indomito pensiero
dove il viaggio ebbe inizio
a sublimare la Bellezza

e nulla potrà mai concludersi
ebbe a dire il cieco cantore di Troia

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Rinuncia al mondo

Sono un poeta
il perché non lo so
forse l’ha voluto un demone
o era solo il destino
e non so spiegare altro
forse perché amo la parola e la lotta
il significato primitivo
la radice del verbo
il significato dell’ignoto

ho sofferto molto
per essere un poeta
e bisogna essere forti
per essere un poeta
amare la solitudine
amare la libertà e la sua condanna
il suo labirinto
il mare divoratore

mi sono sgretolato
per essere un poeta
per arrivare all’ignoto
per essere l’altro-io
per amare il silenzio

per arrivare all’amore
alla bellezza allo splendore
al mio universo
al suo silenzio

essere poeta
è una rivolta

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Una rivoluzione culturale e mentale che l’isola merita da sempre.

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Lo spirito mediterraneo ok

A Tangeri
ho una piccola valigia

dentro porto
un taccuino la macchina fotografica
molte penne
un libro di poeti del Marocco
un’altro di Fernando Pessoa
(Pessoa non vuole che io rimanga da solo)
a Pessoa devo riconoscenza per avermi dato una strada
dove non vedevo che un sentiero

porto con me anche un’idea di Albert Camus
che mi ossessiona:
che cos’è un uomo in rivolta? Un uomo che dice no

Così ogni mattina attendo l’alba
passo da finestra in finestra

il finire della notte misteriosa
sulla città portuale
è una liturgia

sento il rumore delle acque
la schiuma dei cavalloni
i motori delle barche
sento i gabbiani e i colombi
il richiamo alla preghiera
i sapori della cucina
l’odore del sapone per il bucato

vedo le luci delle navi passare sull’orizzonte
e una solitudine mi sovviene:
Il volto reale del tempo
la terra che attende
il mito
penso al disordine dell’umanità

dal dolore viene la conoscenza
lessi in Platone
la pazienza di esistere

Poi mi vesto di un gran bene
del preferito color avorio
e vado per la città

per la vita segreta
nel non sapere dove andare
la vita del disordine dell’anima

in questa città
ogni cosa ogni persona
mi sta vicina
non ci si volge dall’altra parte
non si fa finta di niente

in questa geografia di mescolanze
la rivelazione è una sorte
il regno delle cose antiche
la dignità della povertà
l’urlo di essere liberi

mi saluta la gente
come uno di loro

un rifugiato dal mondo
nativo di un’isola

Tangeri ha il cuore beato
di chi a tutti aprì le porte

Sono uno straniero
dico da dove arrivo
tutte le miglia che ho percorso
i porti e gli uomini di mare
che ho conosciuto

sento la devozione e il mistero
l’estasi di esistere
e di perdermi
l’amore che estrania

l’uomo che pensa
e dice no

scrivo
che bisogna vivere
vivere tutto quanto

fare presto

Stanotte
ho buttato giù questi versi
perché
non sono più andato via da Tangeri

…. a presto

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Eudaimonia

Tanti paesaggi e tanti mari
è questo il Mediterraneo
che conobbe il bambino che fui

tante civiltà e tanti popoli
ma una sola casa
la casa dove lasciai il cuore
la casa dove nacque il pensiero
le tante lingue
i tanti sapere
i primi cammini per le sconosciute rotte

è tra queste rotte
che nasce e vive
la virtù e la conoscenza

le tante anime
tutte diverse e tutte uguali

la mia anima
l’essere rimasto figlio di questo Mediterraneo
labirinto rivelatore
che nulla spiega
ma tutto dice

e poi le tante isole
la loro origine
la loro natura
ognuna con il suo fato

le isole
sono spiritualità
sono libertà
le isole non hanno confini
galleggiano sulla terra

un’isola
è l’ossessione della solitudine
un isola è meditare
è pensare è amare
è scavare

isole come spazi deserti
in silenzio di lamenti
tra templi e rovine
in un quadro di De Chirico
lunghe ombre
di un passato
oggetti misteriosi e sognati


le isole sono manifesti di vita

che io mi senta nomade o gitano
berbero o boemo
sempre esiste un’isola
su cui torno

l’isola dei miei primi anni
l’isola degli avi
la terra che attende e non dice parola

arrampicata sul fianco di una scogliera
sta la mia esistenza
l’amore per la natura
per la libertà
per gli esseri solitari

il tavolo per l’accoglienza
il vino dono di Dioniso

dopo una tortuosa salita
poche stanze semi spoglie
colme di luce
e dei molti libri

muri con la calce scrostata
di una decadente età
come le paratie di una nave incagliata
come le vestigia di antiche civiltà
il cui pensiero sempre ritorna
a portare la vita

qui solo i bisogni essenziali
la gioia e la sofferenza
una malinconia che rende felice
lo sfinimento della fatica
la sacralità delle cose

qui si amano il silenzio e le idee
e non sempre si ha una ragione
una consapevolezza dell’agire

c’è sempre la meraviglia
per un esilio voluto

qui ho portato l’anima di una donna
da una spiaggia lontana
di un mare segreto
la sua origine la sua essenza
il viso scolpito dalla vita
il racconto dei sogni

lei che mi pensa
mentre io non dormo

le isole sono risposte
alla vita
per gli esseri rari

in inverno
il salmastro nell’aria
metafora del viaggio
cade sulla mia faccia
sui vestiti
il vento freddo inveisce sulla piccola casa
sugli ulivi i cipressi e le palme
sui terrazzamenti fitti di vigneti
sulla selva che tutto circonda
e tutto è tormento
sbattimento paura
inquietudine
salvezza
provvisorietà

la sera a lume di candela
si può essere mistici
stare in una casa davanti al mare
davanti a un braciere
quando fuori imperversa
l’uragano
l’urlo della terra alla sua fine
allora si prega si chiede
si esplora e si attende
si ascoltano i maestri del pensiero
si accarezzano i cani
si stringono le braccia di chi si ama

nei giorni di bonaccia invernale
metto il sego ai remi
e vado a pescare

solo
lontano dalla costa
in mezzo al mare
il mare sudario
una piccola barca e la lunga lenza
in balia delle correnti
il canestro con i pesci e la tanta memoria
la memoria dei vecchi
lo stupore sulla distesa quiete marina
il silenzio della creazione

in questo paesaggio estremo
della vita ho fatto una rivolta
ho dato asilo all’invisibile
ai miti e alle leggende
alla vita segreta
alle anime dei morti

e tu Sole, padre mio, 3
fa che il Fato
mi sia sempre favorevole

1) in greco antico Eudaimonia, da eu ‘buono’ e daimon ‘ genio o demone’, è la felicità che dà il daimon. Il daimon è l’energia che assegna all’uomo il proprio destino.
2) in corsivo da Cesare Pavese
3) da Vladimir Majakovskij

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Quanto basta

La parola di un poeta
è essenza del suo essere
1

Lei ha gli occhi
che aprono lo stato
di tutte le cose
una fisicità olimpica
rivelata dal mare
conosce l’arcano e il primigenio
non ha la bellezza normale
ha la rarità e la grazia
la unicità dell’amore

è fragile e potente
surreale
rara e magnetica

due eternità in un labirinto
dimenticate
si incontrano

sono camminatori
sognano la strada

spontaneamente mistici
amano la protezione del silenzio
la casualità
la narrazione
evocano il Mito dove tutto accade
lo spirito del luogo
il gusto dell’infinito
la malinconia e il desiderio

tutte le lontananze

quanto basta:
necessario e fatale
a durare tutta la vita

1 da Alexander Sergeyevich Pushkin

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