Pausilypon

Di notte da Capri a Napoli si naviga di cabotaggio
le luci dalla costa e delle navi sul mare
sono lame trasparenti che mi trafiggono
squarciano malinconie trascinate da sempre
mi conducono su distanze e trasferimenti e misteri
l’alzarsi della sera mi commuove e penso
a mia madre:
per ogni viaggio c’è sempre un ritorno
un passaggio lascia ombre invisibili
il tempo è il suo scultore
da bambino stavo solitario
costruivo barche e capanne con vecchie coperte
parlavo da solo come navigatori solitari
mi dicono tra i tuoi figli
ero quello che più ti rattristava
la mia libertà il finale sempre aperto
il disordine è l’ordine degli dei
eccolo lì quel grande Molo
visto ora da questa zattera di pietra
come una nave che lascia il porto
nella Napoli greca ecco Pausilypon
“la cessazione degli affanni” pensano gli Dei
le aule della libertà del pensiero infinito
la critica della ragion pura e del Bello
il tempo dell’anarchia e del tuo amore
ora tutto questo mare mi possiede
l’epicurea felicità mi fa prigioniero
la mia religiosità è che vedo un mondo sacro
l’anima mi spia dall’oblò dei silenzi
non prego un Dio di sangue che divide
artes alit umbrata quies
alle porte delle aule di filosofia e di lettere
le donne che mi hanno amato
ti offrivano fiori. Chissà che gli dicevi di quel figlio
mia cara madre non avevo altra scelta
la libertà e la solitudine sono due inseparabili amanti
me la cavo su questa terra cammino e cammino
a volte mi fermo dove succhiavo il tuo latte
di sale di mosto di storie e di benedizioni
le immateriali visioni le terre senza luogo
la casa sul mare dei bracieri e nei nostri soli
papà ci scriveva lettere d’amore e baci
l’isola fu macerate attese di arrivi e partenze
ora un paese vuol dire non essere soli
ho i guanti del tuo matrimonio come un Picasso
le Mani protettrici che ancora cullano
nelle notti di tutti i Guernica
cara madre la fuga per continuare a vivere
sempre le onde salgono dalla spiaggia
e le vigne producono succose uve
tutto è sempre voce che grida e grida e grida
in questi paesaggi esplosi stiamo tutti bene
e tra questi scavi nella luce piena del giorno
che fatico a perdere l’orientamento
dietro ogni curva solo l’infinito e i molti di me
come nei giorni che mi fingevo naufrago e salvatore
sul pavimento, mare del mistero innocenza
non avevo la dannazione del reale
in attesa di navi leviatane e sogni a venire,
a Lisbona mi hanno detto
“la vita è un viaggio sperimentale fatto involontariamente”