Tanti paesaggi e tanti mari
è questo il Mediterraneo
che conobbe il bambino che fui
tante civiltà e tanti popoli
ma una sola casa
la casa dove lasciai il cuore
la casa dove nacque il pensiero
le tante lingue
i tanti sapere
i primi cammini per le sconosciute rotte
è tra queste rotte
che nasce e vive
la virtù e la conoscenza
le tante anime
tutte diverse e tutte uguali
la mia anima
l’essere rimasto figlio di questo Mediterraneo
labirinto rivelatore
che nulla spiega
ma tutto dice
e poi le tante isole
la loro origine
la loro natura
ognuna con il suo fato
le isole
sono spiritualità
sono libertà
le isole non hanno confini
galleggiano sulla terra
un’isola
è l’ossessione della solitudine
un isola è meditare
è pensare è amare
è scavare
isole come spazi deserti
in silenzio di lamenti
tra templi e rovine
in un quadro di De Chirico
lunghe ombre
di un passato
oggetti misteriosi e sognati
le isole sono manifesti di vita
che io mi senta nomade o gitano
berbero o boemo
sempre esiste un’isola
su cui torno
l’isola dei miei primi anni
l’isola degli avi
la terra che attende e non dice parola
arrampicata sul fianco di una scogliera
sta la mia esistenza
l’amore per la natura
per la libertà
per gli esseri solitari
il tavolo per l’accoglienza
il vino dono di Dioniso
dopo una tortuosa salita
poche stanze semi spoglie
colme di luce
e dei molti libri
muri con la calce scrostata
di una decadente età
come le paratie di una nave incagliata
come le vestigia di antiche civiltà
il cui pensiero sempre ritorna
a portare la vita
qui solo i bisogni essenziali
la gioia e la sofferenza
una malinconia che rende felice
lo sfinimento della fatica
la sacralità delle cose
qui si amano il silenzio e le idee
e non sempre si ha una ragione
una consapevolezza dell’agire
c’è sempre la meraviglia
per un esilio voluto
qui ho portato l’anima di una donna
da una spiaggia lontana
di un mare segreto
la sua origine la sua essenza
il viso scolpito dalla vita
il racconto dei sogni
lei che mi pensa
mentre io non dormo
le isole sono risposte
alla vita
per gli esseri rari
in inverno
il salmastro nell’aria
metafora del viaggio
cade sulla mia faccia
sui vestiti
il vento freddo inveisce sulla piccola casa
sugli ulivi i cipressi e le palme
sui terrazzamenti fitti di vigneti
sulla selva che tutto circonda
e tutto è tormento
sbattimento paura
inquietudine
salvezza
provvisorietà
la sera a lume di candela
si può essere mistici
stare in una casa davanti al mare
davanti a un braciere
quando fuori imperversa
l’uragano
l’urlo della terra alla sua fine
allora si prega si chiede
si esplora e si attende
si ascoltano i maestri del pensiero
si accarezzano i cani
si stringono le braccia di chi si ama
nei giorni di bonaccia invernale
metto il sego ai remi
e vado a pescare
solo
lontano dalla costa
in mezzo al mare
il mare sudario
una piccola barca e la lunga lenza
in balia delle correnti
il canestro con i pesci e la tanta memoria
la memoria dei vecchi
lo stupore sulla distesa quiete marina
il silenzio della creazione
in questo paesaggio estremo
della vita ho fatto una rivolta
ho dato asilo all’invisibile
ai miti e alle leggende
alla vita segreta
alle anime dei morti
e tu Sole, padre mio, 3
fa che il Fato
mi sia sempre favorevole
1) in greco antico Eudaimonia, da eu ‘buono’ e daimon ‘ genio o demone’, è la felicità che dà il daimon. Il daimon è l’energia che assegna all’uomo il proprio destino.
2) in corsivo da Cesare Pavese
3) da Vladimir Majakovskij
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