Un famoso anarchico francese, di cui per ora non ci è noto il nome, intorno alla fine del 1800, fa visita alla Galite, l’isola abitata da una colonia di pescatori ponzesi. Dalle colonne del periodico francese Le père peinard, la Galite viene definita l’isola degli anarchici per la capacità dei pescatori ponzesi di ” vivere senza governo e senza sfruttamento dell’uomo sull’uomo”. Per 150 anni i ponzesi fecero nascere una comunità senza leggi né gerarchie ma che viveva in pace e armonia, e riprodussero con intelligenza e sapienza l’habitat originario ponzese. La loro principale attività fu la pesca, ma la comunità organizzò anche una agricoltura e pastorizia domestica. Per ulteriori approfondimenti rimando alla letteratura specialistica a riguardo. La rivista anarchica A, di cui sono un assiduo lettore da mezzo secolo, nel 2009 pubblica un articolo a firma di Umberto Segnini, viaggiatore dell’isola d’Elba che racconta questa storia. Orgoglioso di appartenere a quella gente di una Ponza primordiale, saggia, coraggiosa, avventuriera e mediterraneamente ancestrale, con un’origine dal passato di una cultura da magna-Grecia, così mi sento oggi. Ringrazio i cari amici Antonino Feola “Bixio” che mi tiene sempre informato sulle sue ricerche riguardo alla comunità dei ponzesi alla Galite, e lo storico Umberto Migliaccio, che con i loro sempre nuovi studi arricchiscono la memoria dell’isola.
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Intervento alla Libreria del mare, estrapolato da appunti della terza liceo, anni 70.
Nel libro la Noia di Alberto Moravia, scritto nel 1956, lo scrittore è ormai cosciente del suo esistenzialimo. Moravia stravede per Dostoevskij, Sartre soprattutto, e poi in seguito Camus. L’isola di Ponza è menzionata con: LAGGIÙ C’È L’ISOLA DI PONZA, il termine laggiù è un termine omerico che non ha luogo geografico, ma pone il soggetto sul confine, sopra un infinito indefinibile, irraggiungibile, luogo lontano e inaccessibile. Questo luogo con il laggiù evoca nel lettore un senso di lontananza e desiderio di una fuga, un cambiamento, una evasione da una realtà di frustrazioni e lontananza da ogni essenza di una esistenza vera. Una realtà quella che si vive, borghese destinata inesorabilmente al fallimento, all’abisso. L’uomo in questa realtà viene annientato. L’isola di Ponza, laggiù, è a mio parere, un luogo Utopico, dove vivere potrebbe avere un significato diverso, più vero e autentico, un avvicinamento all’Io primitivo. Moravia nella Noia, l’isola di Ponza diventa una sorta di metafora, un luogo lontano dalla realtà opprimente del consumismo, e da una civiltà ipercapitalista, uno scenario che offre una possibilità di un cambiamento esistenziale. Sarà la Noia la condizione esistenziale che può portare a nuove scelte di vita con significati diversi e una vita con spazi maggiori di ricerca. Ponza nella Noia diventa simbolo, non più luogo solamente geografico, ma luogo lontano e desiderato via di uscita da una profonda voragine esistenziale. Moravia inoltre scrive che PONZA È BELLA E SERENA e che qui si può trovare un amore vero. È presente in questo concetto l’idea della cultura greca. Ci vuole un luogo in assenza di una qualsiasi guerra, affinché un amore possa nascere e avverarsi. In seguito sarà Camus col suo esistenzialismo pagano a far si che al lettore della Noia, darà la possibilità della coscienza del suo destino. Ponza è LAGGIÙ sull’infinito mare che ci attende col nostro destino, e starà all’uomo far si della vita dell’isola, la sua stessa esistenza. Moravia ci offre una barca di salvezza. Con Moravia prendo coscienza che ho la possibilità di vivere sopra l’infinito, lontano, libero in attesa di ogni meraviglia, di gioie ma anche mancanze, dolori. LAGGIÙ in alto mare può arrivare di tutto, può accadere di tutto.
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Sono un poeta il perché non lo so forse l’ha voluto un demone o era solo il destino e non so spiegare altro forse perché amo la parola e la lotta il significato primitivo la radice del verbo il significato dell’ignoto
ho sofferto molto per essere un poeta e bisogna essere forti per essere un poeta amare la solitudine amare la libertà e la sua condanna il suo labirinto il mare divoratore
mi sono sgretolato per essere un poeta per arrivare all’ignoto per essere l’altro-io per amare il silenzio
per arrivare all’amore alla bellezza allo splendore al mio universo al suo silenzio
essere poeta è una rivolta
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dentro porto un taccuino la macchina fotografica molte penne un libro di poeti del Marocco un’altro di Fernando Pessoa (Pessoa non vuole che io rimanga da solo) a Pessoa devo riconoscenza per avermi dato una strada dove non vedevo che un sentiero
porto con me anche un’idea di Albert Camus che mi ossessiona: che cos’è un uomo in rivolta? Un uomo che dice no
Così ogni mattina attendo l’alba passo da finestra in finestra
il finire della notte misteriosa sulla città portuale è una liturgia
sento il rumore delle acque la schiuma dei cavalloni i motori delle barche sento i gabbiani e i colombi il richiamo alla preghiera i sapori della cucina l’odore del sapone per il bucato
vedo le luci delle navi passare sull’orizzonte e una solitudine mi sovviene: Il volto reale del tempo la terra che attende il mito penso al disordine dell’umanità
dal dolore viene la conoscenza lessi in Platone la pazienza di esistere
Poi mi vesto di un gran bene del preferito color avorio e vado per la città
per la vita segreta nel non sapere dove andare la vita del disordine dell’anima
in questa città ogni cosa ogni persona mi sta vicina non ci si volge dall’altra parte non si fa finta di niente
in questa geografia di mescolanze la rivelazione è una sorte il regno delle cose antiche la dignità della povertà l’urlo di essere liberi
mi saluta la gente come uno di loro
un rifugiato dal mondo nativo di un’isola
Tangeri ha il cuore beato di chi a tutti aprì le porte
Sono uno straniero dico da dove arrivo tutte le miglia che ho percorso i porti e gli uomini di mare che ho conosciuto
sento la devozione e il mistero l’estasi di esistere e di perdermi l’amore che estrania
l’uomo che pensa e dice no
scrivo che bisogna vivere vivere tutto quanto
fare presto
Stanotte ho buttato giù questi versi perché non sono più andato via da Tangeri
…. a presto
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