{"id":567,"date":"2013-07-22T09:44:30","date_gmt":"2013-07-22T07:44:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.nemesimediterranea.it\/wordpress\/?page_id=567"},"modified":"2017-07-10T11:41:12","modified_gmt":"2017-07-10T09:41:12","slug":"commenti","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.nemesimediterranea.it\/wordpress\/di-poesia\/3-vinea-loquens\/commenti\/","title":{"rendered":"Commenti"},"content":{"rendered":"<p>Dedicato ad Antonio<\/p>\n<p>E tu hai creato anche per noi questo regno,<br \/>\nimprendibile regno per sconosciuti.<br \/>\nChi vi \u00e8 giunti annunciati come lo siamo stati noi<br \/>\nsono morti al mondo per rivivere nella letteratura.<br \/>\nOra siamo capaci di scrivere, sentire, percepire<br \/>\nla voce dei fantasmi delle stagioni passate.<br \/>\nSiamo stati iniziati ad una vita bucolica<br \/>\nche solo i puri riescono a far rivivere.<br \/>\nAll&#8217;alba, si rinnovava il miracolo<br \/>\nquando si partiva da casa,<br \/>\nassonnati, ancora sognanti, si andava<br \/>\noltre il monte che una volta superato faceva<br \/>\nda argine alle nostre paure.<br \/>\nDavanti il cielo e il mare&#8230;.. l\u2019infinito.<br \/>\nProtetti dal mondo, vivevamo un altro mondo.<br \/>\nIl miracolo si ripeteva:<br \/>\nin autunno quando le viti erano cariche,<br \/>\nuva di paradiso, grappoli carnosi,<br \/>\ni nostri giovani corpi pronti alla raccolta<br \/>\ndi giorno, di notte la vendemmia dell\u2019amore.<br \/>\nIl miracolo si ripeteva:<br \/>\nin inverno quando cercavamo<br \/>\nbagnati e infreddoliti<br \/>\nquel tepore che il nostro rifugio ci donava<br \/>\ne noi, accovacciati come lattanti intorno<br \/>\nad un piccolo tavolo pieno di sorprese<br \/>\ntrovavamo un nuovo corpo materno<br \/>\nper prolungare all&#8217;infinito la nostra eterna infanzia.<br \/>\nE il miracolo si ripeteva:<br \/>\nnella tarda primavera,<br \/>\n&#8220;l\u2019impareggiabile spettacolo del ritorno<br \/>\ndelle quaglie dall&#8217;Africa con i cani in ferma\u201d.<br \/>\nNegli orti i carciofi e le fave<br \/>\nappena colti profumavano le cantine,<br \/>\ngli asparagi crescevano ovunque,<br \/>\nEravamo sicuri di essere in vita!<br \/>\nAbbiamo ammirato incantati come serpenti al sole, l\u2019antica pazienza<br \/>\ndi mani callose, mai stanche a districare i nodi della sopravvivenza<br \/>\ntra filari bassi di viti.<br \/>\nMa oltre la fatica, oltre il sudore, oltre la necessit\u00e0<br \/>\nabbiamo ritrovato la condivisione di un sogno.<br \/>\nAbbiamo imparato da veri uomini a saper giocare in vita e con la vita.<br \/>\n\u201cL\u2019uomo che non gioca ha perso<br \/>\nper sempre il bimbo che viveva in lui&#8230;\u201d<br \/>\nla nostra casa l\u2019abbiamo costruita come un giocattolo<br \/>\ne ci abbiamo giocato dalla mattina alla sera.\u201d<br \/>\nInconsapevolmente, siamo diventati parte di un rito<br \/>\nche si ripeteva immutabile per tutto l\u2019anno:<br \/>\nIl tempo, i gesti, le parole, le frasi, i giochi, gli amori, le passioni,<br \/>\npercorrevano gli umori, i sapori, le melodie delle quattro stagioni.<br \/>\nStavamo al Fieno perch\u00e9 uomini liberi,<br \/>\nma seguivamo regole non scritte, non imposte, suggerite<br \/>\nda un regista divino.<br \/>\n\u201cQuando il sole, con i primi raggi,<br \/>\ntoccava gli scogli,<br \/>\nbatteva il tempo della cosiddetta marenna.<br \/>\n\u201cU sole sta pezzecanno\u201d si sentiva in tutta la valle.<br \/>\n\u201cViene a beve!\u201d era il grido di una memoria collettiva<br \/>\nche per 200 anni si \u00e8 perpetuata ogni giorno.<br \/>\nDai terrazzamenti vedevi i vignaiuoli,<br \/>\nannunciati dall&#8217;abbaiare dei cani<br \/>\nraggiungere la cantina di turno.<br \/>\nOgnuno nel proprio zaino portava qualcosa da casa,<br \/>\npreparato dalla moglie la sera prima e nell&#8217;aprirlo,<br \/>\nvedevi un sorriso sul loro volto,<br \/>\ncome i bambini quando rompono l\u2019uovo di cioccolato a Pasqua.<br \/>\nSpesso loro stessi non sapevano cosa sarebbe uscito da quello zaino\u201d.<br \/>\nHai rubato per noi la saggezza di Adalgiso,<br \/>\nci hai svelato la fantasia di Ninotto a Feccia,<br \/>\nci hai fatto comprendere la poetica di Giustino,<br \/>\ninseguire la purezza di Ciccillo Damigiana,<br \/>\ntoccare la semplicit\u00e0 di Luigi,<br \/>\nimitare l\u2019allegria di Gio\u00ec,<br \/>\nsognare la forza di Pasquale,<br \/>\naspirare alla fedelt\u00e0 di Silverio la Bufera,<br \/>\nammirare la religiosit\u00e0 di Silverio Mazzella,<br \/>\nraggiungere la coralit\u00e0 di Benito.<br \/>\nAnche noi, come il tutto al Fieno siamo arrivati all&#8217;incontro con l\u2019armonia.<\/p>\n<p>Grazie per tutto questo amico mio.<\/p>\n<p><em>Vincenzo Ambrosino<\/em><\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<h3>Riflessioni su Vinea loquens, di Antonio De Luca<br \/>\nda <strong>Ponza Racconta<\/strong><\/h3>\n<p><b><i>di Rosanna Conte<\/i><\/b><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ponzaracconta.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Punta-Fieno-e-vigne.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.ponzaracconta.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Punta-Fieno-e-vigne-300x225.jpg\" alt=\"Punta Fieno e vigne\" width=\"300\" height=\"225\"\/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In&nbsp;<i>Vinea loquens,<\/i>&nbsp;Antonio De Luca compie&nbsp; il suo&nbsp;<i>Viaggio&nbsp;<\/i>in spazi ampi e distanti, ma accomunati dall\u2019originario&nbsp;<i>Thalatta.<br \/>\n<\/i>Il suo mare ha la matrice della cultura mediterranea: \u00e8 un ponte che unisce e consente il passaggio di una pluralt\u00e0 umana in continua osmosi che riceve impulso da un centro particolare: il Fieno.<\/p>\n<p>In questo microcosmo, come in un cristallo, si rifrange la vita nella sua essenzialit\u00e0. Le persone che lo fanno vivere o l\u2019hanno fatto vivere, sono le voci umane rimaste intatte nel tempo, sempre uguali a se stesse, al di l\u00e0 dello scorrere dei secoli e dei millenni.<br \/>\nLe loro certezze sono sicure come quelle rocce del Fieno in cui puoi scavare la tua cantina e sono quelle che hanno accompagnato l\u2019uomo nel suo percorso attraverso il tempo: il rispetto per la terra e gli animali, la cura delle piante, la solidariet\u00e0, l\u2019ospitalit\u00e0\u2026<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ponzaracconta.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Cantina-Giustino.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.ponzaracconta.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Cantina-Giustino-300x225.jpg\" alt=\"La Cantina di Giustino\" width=\"300\" height=\"225\"\/><\/a><\/p>\n<p>Giustino, Silverio, Adalgiso, Amedeo, Liberato, Aniello e donne come nonna Lucia, Carmelina, Civitella, e tutti i vignaioli del Fieno cos\u00ec amorevolmente descritti da Antonio, vivono gli stessi valori del mondo greco arcaico che aveva il suo perno nella sacralit\u00e0 della vite e dell\u2019ulivo.<\/p>\n<p>L\u2019offerta del bicchiere di vino \u00e8 il gesto pi\u00f9 visibile, quello che sintetizza la nobilit\u00e0 di questa parte scelta di umanit\u00e0 che pu\u00f2 vivere al di fuori o al di l\u00e0 delle trappole del mondo, dal consumismo all\u2019egocentrismo, alla corsa sfrenata all\u2019arricchimento mentre si perde il rispetto per l\u2019altro.<\/p>\n<p>Scegliere di coltivare la vigna al Fieno \u00e8 un gesto che coinvolge la persona nella sua totalit\u00e0 e l\u2019impegna per l\u2019eternit\u00e0: pu\u00f2 farlo solo chi ama la terra e la vigna, non teme la fatica e la solitudine, ha una ricchezza interiore che gli fa compagnia in ogni momento quotidiano. \u00c8 una scelta di destino, e Antonio ha scelto quello che il profondo del suo animo vuole.<\/p>\n<p>Il movimento circolare che caratterizza la narrazione nella distribuzione dei capitoli, \u00e8 anche presente nell\u2019esplorazione del microcosmo Fieno, sebbene in forma contratta per la quantit\u00e0 di personaggi concentrata nel ristretto spazio\/tempo del luogo, con incontri e reincontri che hanno il sapore della staticit\u00e0 di ci\u00f2 che non ha tempo.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 anche il movimento di Antonio che, come il sasso gettato in acqua genera dei cerchi concentrici, cos\u00ec&nbsp; si espande nei suoi incontri in punti cruciali del mondo, dalla Lisbona di Pessoa alla casa preferita di Neruda a Isla Negra, e incrocia altri cerchi che si allargano, come quelli di Marina Longo, che porta il sapore e il colore di Teheran, o di Joao Andrade che gli fa assaporare il vino dell\u2019Alentejo impregnandolo dei ricordi della \u2018Rivoluzione di garofani\u2019, o di Raul che nel mezzo della pampa argentina lo riporta a Ponza&nbsp; attraverso il sapore&nbsp; del vino che gli offre, il dono dell\u2019ospitalit\u00e0 e il riconoscimento della sua isola da parte di Teresa, sua moglie, il cui padre aveva lavorato alla miniera di bentonite.<\/p>\n<p>E\u2019 in questi incroci che vediamo come il vignaiolo non sia un semplice produttore di vino, bens\u00ec colui che offrendoti la coppa ti invita a raccontare, a parlare di te, del tuo paese, dei tuoi sogni, delle tue avventure.<br \/>\nIl profumo del vino, sempre piuttosto simile in qualsiasi paese sia stato prodotto, \u00e8 un buon viatico all\u2019apertura dell\u2019anima e nell\u2019anima di Antonio, accanto a ci\u00f2 che pu\u00f2 dare piacere, c\u2019\u00e8 il dolore per la&nbsp;<i>perdita<\/i>&nbsp;della sua isola, il cui degrado \u00e8 irreversibile, insieme al rifiuto del proprio paese sordo al dolore umano e prono al clericalismo.<\/p>\n<p>Si salva il Fieno protetto dal monte Guardia e dai vignaioli che lo vivono. Ma fin quando durer\u00e0?<br \/>\n<i>Vinea loquens<\/i>&nbsp;\u00e8 la bella testimonianza di questo mondo ancora intatto scritta con un pizzico di nostalgia perch\u00e9 si avverte, attraverso un velo di malinconia, che laggi\u00f9 potrebbe non esser sempre cos\u00ec.<\/p>\n<p>Antonio De Luca, a memoria futura, ci fa sentire che la fine del mondo sta l\u00ec, dove esso ha inizio e con l\u2019antica sapienza si pu\u00f2 riprendere il<i>Viaggio<\/i>.<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<h3>Sul recente libro di Antonio De Luca. Il senso dell\u2019andare<br \/>\nda <strong>Ponza Racconta<\/strong><\/h3>\n<p><b><i>di Sandro Russo<\/i><\/b><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.ponzaracconta.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Casa-Antonio-Faro-della-Guardia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.ponzaracconta.it\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/Casa-Antonio-Faro-della-Guardia-300x199.jpg\" alt=\"Faro della Guardia visto dalla casa di Antonio \" width=\"300\" height=\"199\"\/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non so se ricorda, Antonio, che alla gittata di cemento dell\u2019impiantito della baracca o, \u2018alla ponzese\u2019,&nbsp;<i>barracca<\/i>, a punta Fieno \u2013 per quello che avrebbe costituito nucleo base della sua casa-rifugio,&nbsp;<i>a jancada de pedra<\/i>&nbsp; \u2013 c\u2019ero anch&#8217;io.<\/p>\n<p>Avevamo tutti circa 35 anni di meno, e portare su a spalla dal mare le sacchette di cemento, dall&#8217;instabile approdo sotto la cantina di Giustino, non ci faceva paura. Anche cos\u00ec, a met\u00e0 salita mancava il fiato e le gambe si piegavano sotto il peso.<\/p>\n<p>Non che nessuno di noi avesse ben chiaro quello che si stava facendo. A quell&#8217;et\u00e0 si seguivano solo i sogni, e pi\u00f9 folli erano pi\u00f9 ci si credeva.<\/p>\n<p>E ricordo Antonio&nbsp;come invasato, preso da un\u2019eccitazione febbrile, stare dappertutto e mai dove serviva; dare ordini e contrordini\u2026&nbsp;<i>E porco qua\u2026 e porco l\u00e0..!<br \/>\n<\/i>Di quell&#8217;avventura abbiamo riparlato (e riso) per anni.<\/p>\n<p>Non era il solo a essere pazzo \u2013 o a fare il pazzo \u2013 a quei tempi.<br \/>\nQualche anno prima anch&#8217;io ero approdato a Palmarola con due pale, un piccone e un paio di caldarelle, con l\u2019idea fissa che su quella falesia bianca gi\u00e0 trapuntata di grotte, avrei certamente trovato il posto per farne anche una per me.<br \/>\nPoi la persuasione paziente di mio zio Elio e pi\u00f9 di un\u2019ispezione in loco, mi convinsero a desistere: mi fa spiegato \u2013 mentre incredulo stavo a sentire e pian piano cominciavo a capire \u2013 che ogni palmo di quella roccia aveva un proprietario (o diversi proprietari, essendo propriet\u00e0 rimaste indivise per generazioni) e guai a piantare un paletto o scavare una buca\u2026<\/p>\n<p>Ma per dire\u2026 Erano gli anni&nbsp; \u2013 nostri anagrafici e epocali \u2013 dell\u2019<i>immaginazione al potere<\/i>.<br \/>\n<em>\u201cGli anni pi\u00f9 belli della nostra vita\u201d<\/em>&nbsp;&#8211; avremmo detto dopo \u2013 ma mentre li vivevamo non lo erano per niente!<\/p>\n<p>A ripensarci adesso posso solo ricordare quanto eravamo confusi! Come partivamo d\u2019impeto per i progetti pi\u00f9 strampalati riversandoci dentro tutta l\u2019energia possibile: la forza e l\u2019entusiasmo della giovent\u00f9 trionfante, la convinzione assoluta che altre strade non ci fossero.<\/p>\n<p>Forse Antonio di tutti noi \u2013 incontrandolo di nuovo ad intervalli di anni \u2018nel corso del tempo\u2019 \u2013 \u00e8 stato quello che pi\u00f9 ha mantenuto, anzi \u2018coltivato\u2019 la sua pazzia. Venivo a conoscenza \u2013 da mio fratello Renzo, suo indefettibile amico \u2013 dei suoi andirivieni per il mondo, delle sue storie, dei suoi entusiasmi e furori. Sceglieva \u2013 o era dominato \u2013 dal suo demone&nbsp;<i>(<\/i><i>d\u00e1im\u014dn<\/i>)&nbsp;come ciascuno di noi dal proprio.<\/p>\n<p>Nelle nostre vite abbiamo vagato qua e l\u00e0 (abbiamo anche avuto la fortuna di poterlo fare; in altri tempi non sarebbe stato possibile!), fatto incontri apparentemente casuali, iniziato e finito storie.<\/p>\n<p>Mi ha sempre colpito molto uno scritto di Karen Blixen, la scrittrice danese de&nbsp;<i>\u2018La mia Africa\u2019<\/i>.<br \/>\nA Karen bambina raccontavano questa storia, che lei cos\u00ec rielabora nei suoi anni successivi:&nbsp;<i>\u201cUn uomo, che viveva presso uno stagno, una notte fu svegliato da un gran rumore. Usc\u00ec allora nel buio e si diresse verso lo stagno ma, nell&#8217;oscurit\u00e0, correndo in su e in gi\u00f9, a destra e a manca, guidato solo dal rumore, cadde e inciamp\u00f2 pi\u00f9 volte. Finch\u00e9 trov\u00f2 una falla sull&#8217;argine da cui uscivano acqua e pesci: si mise subito al lavoro per tapparla e, solo quando ebbe finito, se ne torn\u00f2 a letto. La mattina dopo, affacciandosi alla finestra, vide con sorpresa che le orme dei suoi passi avevano disegnato sul terreno la figura di una cicogna\u2026<br \/>\n<\/i><i>(\u2026) Quando il disegno della mia vita sar\u00e0 completo, vedr\u00f2, o altri vedranno una cicogna?\u201d<\/i><\/p>\n<p>Questa sensazione \u2013 di aver vissuto e agito quasi alla cieca \u2013 comincia a delinearsi ad una certa et\u00e0 della vita; quando si tentano&nbsp;dei bilanci, o&nbsp;una sintesi.<\/p>\n<p>Anche il \u2018nostro\u2019 Tabucchi ne ha parlato in una intervista dei suoi ultimi anni. In questi termini: \u201c\u2026<i>E\u2019 come uscire a fare una passeggiata nella neve\u2026 tornare in casa e vedere nelle orme, dalla finestra, il senso che ha avuto il camminare\u201d.<\/i><\/p>\n<p>Il libro di Antonio, a mio modo di sentire, va in questo solco.&nbsp;\u00c8 il sublime \u2018dono\u2019 della scrittura permettere di guardare indietro alla strada che si \u00e8 fatta e ripensarla\u2026 Non solo! Mettere in ordine fili sparsi e cercare una trama, una traccia complessiva attraverso tante albe e tramonti, per cammini impervi, attraverso lotte, dolori,&nbsp;amori\u2026<\/p>\n<p>A volte possiamo esserne sconcertati, a volte ammirati: sempre coinvolti, perch\u00e9 in forme e modi diversi \u00e8 la nostra storia.<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<\/p>\n<p>All&#8217;artista e poeta Antonio De Luca.<\/p>\n<p>Dalla mia casa, che non \u00e8 al Fieno! L\u2019aria e il piccolo panorama sta diventando rosa. Ponza \u00e8 tutta bella e interessante ma chiss\u00e0 perch\u00e9 solo l\u2019anfiteatro del fieno partorisce poeti ed esteti .Lei scrive in uno stato di commozione estetica affettiva e letteraria. La lettura del suo breve libro-ricordi (l\u2019ho letto tre volte) mi ha profondamente commossa. Riconosco un sentire gemello. Molte volte sono stata al Monte Guardia anche in circostanze difficili. Amo molto quelle zone dopo le vendemmie. Vado anzi andavo alla ricerca di piccoli grappoletti d\u2019uva rimasti nei filari. Estasi solo mia. Per Ponza si potrebbe fare, da voi &nbsp;\u201ccolti\u201d molto ancora ma non c\u2019\u00e8 traccia di questa volont\u00e0. Hai! Sono una vecchia signora, mi porti tra i bulbi di fresie. Ne ho la terrazza di Roma tutta fiorita in primavera e li ho regalati a mezza Italia.<\/p>\n<p>La saluto con fraterna simpatia Armandina.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dedicato ad Antonio E tu hai creato anche per noi questo regno, imprendibile regno per sconosciuti. Chi vi \u00e8 giunti annunciati come lo siamo stati noi sono morti al mondo per rivivere nella letteratura. 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