1 – Premiazione Rive fatali

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Premio nazionale di Poesia “Esprimere l’inesprimibile” indetto dal Rotary Club Roma Tevere

Sabato 4 giugno, a Castelnuovo di Farfa in Sabina, nella splendida cornice di Palazzo Salustri Galli con i suoi stupendi giardini all’italiana, si è svolta con grande partecipazione di pubblico la prima edizione del Premio Nazionale di Poesia “esprimere l’inesprimibile”, indetto dal Rotary Club Roma Tevere col patrocinio del Comune di Castelnuovo di Farfa.

Il Premio nasce dall’idea del Rotary Club Roma Tevere, presieduto da Francesco Ammaturo,  di incoraggiare la diffusione della poesia in un’epoca che, seppur contraddistinta da una progressiva globalizzazione, vede ancora esistere tante barriere tra i popoli e proliferare numerosi conflitti.

La poesia, pertanto, quale ulteriore strumento per favorire la pace e l’amicizia tra gli uomini e le nazioni, in quanto essa esprime, sin dall’inizio dei tempi, il sentimento universale e lo stupore dell’anima di fronte al mistero a volte impenetrabile della vita, in tutte le sue infinite manifestazioni.

La grande capacità evocativa e la potenza espressiva consente alla poesia di creare immagini e di trasmettere emozioni e stati d’animo profondi e universali, tanto da renderla formidabile strumento di comunicazione “globale”, capace di parlare al cuore di ciascuno di noi, in ogni epoca e in ogni nazione, senza barriere culturali, ideologiche, religiose o sociali.

Il Rotary Club Roma Tevere ha inteso, con questa iniziativa, sensibilizzare anche l’attenzione sull’opera umanitaria svolta da Medici senza Frontiere, a cui verrà devoluto il ricavato della manifestazione.

Per la cronaca, il Premio che vedeva in giuria nomi noti del giornalismo italiano come Dino Cimagalli e Maria Rosaria Gianni e il saggista e poeta Andrea Simi, ha visto la vittoria del poeta napoletano, ma ponzese di adozione, Antonio De Luca, con una stupenda lirica intitolata “Rive fatali” che, tra classiche e perciò universali evocazioni di Didone e Itaca, parla del dolore del distacco, della fine di un amore di cui niente rimane se non lontani tramonti, notti di scirocco, segreti abbracci e il mare, con le sue rive fatali, che tutto divora e sfinisce…

Predag e Antonio. Bassa risoluz

Motivazione del premio

I versi di“ Rive fatali” esprimono e compongono insieme il sentimento e la ragione di una perdita. Misurano una distanza fisica e morale divenuta ormai incolmabile e sezionano la sofferenza che ne deriva.

Poesia marina, densa e distesa, di parole semplici e tono alto, nella quale gli accenti senza speranza della prima parte “niente mi rimane…”, “…tutto divora e sfinisce l’amaro abisso”, si sciolgono progressivamente in un contesto ampio, temporale e ambientale: “Si disfano le primavere e poi gli autunni … , ….le moribonde estati mediterranee… ,  …nelle sere tra dune e palmeti // qui dove il sahel finisce e il mare mi attende…”    per approdare , con un riferimento classico, e perciò universale, all’amaro destino di gloria, solitudine e morte che colpì persino una regina come Didone. Ma di fronte al vasto mare, prima di solcarlo di nuovo, si avverte anche una nota di consolazione e di speranza

L’autore non ha sinora pubblicato i suoi lavori, ma questi hanno circolato in vari ambienti, e sono giunti anche a lettori qualificati come Predrag Matvejevic, che ha scritto di lui “ Antonio de Luca ha un dono poetico non snaturato dalle smorfie letterarie”: il migliore augurio è che sappia proseguire su questa strada.

La poesia

Rive Fatali

Niente mi rimane di te
dei giorni sul mare della tua casa
mi rimangono quei lontani tramonti
le notti di scirocco nell’estate a Itaca
e le fredde stanze nei levanti d’inverno
tra libri aperti sparsi come parole.
Niente mi rimane delle tue cure
di quella bocca di quelle gambe
niente mi rimane delle tue mani
dei piedi della faccia della rauca voce
niente mi rimane di te sciolti gli ormeggi
ai lidi e marine e scogliere e porti
se non i tuoi segreti l’abbraccio disperato.
domina le fragili età il dolore
l’indirizzo sbagliato il lento naufragio
non Le rimane che il mio mare
tutto divora e sfinisce l’amaro abisso.
Non mi rimane che il suo martirio
che fa di me il legno di una croce
ora per queste solitarie spiagge
pensiero sudario sopra l’aurora smarrita
nella notte più lunga la sconosciuta.
Si disfano le primavere e poi gli autunni
il freddo inverno nelle strade gelate del nord
le moribonde estati mediterranee
e vagabondo mi fa il pensiero che rimorde
nelle sere tra dune e palmeti
qui dove il sahel finisce e il mare mi attende
e Didone, sola ebbe gloria e morte.

 

PER ANTONIO DE LUCA

Ringrazio di vero cuore Antonio De Luca per i suoi generosi commenti e dopo aver letto le sue poesie mi sono accorto che abbiamo qualche interesse comune, Biamonti prima di tutto che personalmente ritengo uno scrittore di valore europeo la ui scrittura è frutto di un grandissimo e faticoso lavoro di sottrazione. La scrittura di Biamonti non spiega … è un invito a riflettere, a immaginare, a sognare a volte, il paesaggio è quello del ponente ligure, quello che si vede da casa sua. Su ogni cosa prevalgono i riflessi e i colori del mare, il mare che assedia la costa, il mare aperto, il mare visto dall’alto, il mare vistro attraverso i pini … il tremolare della marina di Dante. La macchia mediterranea è descritta con competenza e con precisione. Scrittura, paesaggio, personaggi, vicende, sono essenziali, veri, un invito a riflettere su di noi. Biamonti ha scritto solo quattro libri (ha lasciato appunti per un quinto libro che non riuscì a scrivere, appunti che credo siano stati anche pubblicati, che ho sentito commentare dalla signora che ha curato gli altri quattro scritti). MI ha colpito quando questa ha detto che Biamonti ha scritto anche quattro o cinque volte lo stesso periodo, sottraendo parole, spostando parole al loro interno, e le varie scritture sono così curate che si potrebbero inserire l’uno o l’altra versione senza modificare l’andamento dello scritto) Insomma Biamonti lavorava duro per scrivere, e questo fa sì che io lo ami moltissimo.

Altro interesse che mi lega ad Antonio è Predrag Matveieveic “Breviario Mediterraneo” un libro fantastico, poetico, vero, intessuto di storia, di miti e di leggende proprio come il nostro mare, con i suoi porti, i fari le isole …e Pessoa, Il libro dell’inquietudine e altri scritti, compreso “Il poeta è un fingitore” curato da Tabucchi. Il libro dell’inquietudine è per me fonte di commozione e di riflessione.

E…Marseille le viexport … quando andavo a Fos a ispezionare navi o per altra ragione mi fermavo la mattina, il più presto possibile, a Marseille le vieux port per fare colazione in qualche piccolo bar nel quale c’era sempre qualcuno che aveva trascorso la notte da qualche parte – Non navigavo più ed era questo un modo per sentirmi ancora marinaio…

Belle e strane le poesie di Antonio. Belle perché parlano al cuore di chi legge, suggeriscono immagini, pensieri, riflessioni di ogni tipo … anche se io ho difficoltà a “comprendere le poesie” – le leggerò ancora.

Ancora un ringraziamento per Antonio e la mia ammirazione per il suo scrivere, e un poco di invidia ler la Janglada de pedra (Zattera di Pietra).

Immagino una luce accesa in una casa alta sulla scogliera e Antonio in compagnia di parole e pensieri intento a scrivere… forse scrivere significa davvero desiderio di parlare, di raccontare, forse significa varcare i confini della magia del sentimento, che ci pervade a tratti nella vita di tutti i giorni, ma al quale non vogliamo cedere; forse con la scrittura vogliamo fare emergere sensazioni sconosciute o scordate, situazioni a volte volutamente dimenticate o cancellate forse scrivendo è possibile destare sensazioni assopite come in una confessione interiore che chiede sincerità e coraggio… quindi se così è … Buona scrittura Antonio!

Gianni Paglieri